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Formazione

Formazione, quei “figli illegittimi” «Ecco i motivi della crisi siciliana»

«La Regione non ha mai riconosciuto i lavoratori della Formazione professionale come figli suoi».

Nei giorni in cui è stato firmato il contratto collettivo regionale lavoro della Formazione professionale, Giuseppe Raimondi, segretario regionale Uil con delega al Lavoro, mastica amaro e torna indietro nel tempo.

Traccia, tra poche luci e molte ombre, un bilancio di anni difficili in cui, riavvolgendo il nastro, si mettono a fuoco episodi e spiegazioni, si prova a capire dove le crepe del sistema si sono allargate dismisura e gli enti sono diventati fragili e vulnerabili a scapito di chi ha perso il lavoro e si è dovuto reinventare, quando possibile, una vita. Un processo di destrutturazione e di smantellamento che ha coinvolto colossi solidi ed ex macchine da voto della politica regionale, enti storici ed ecclesiastici. Tutti in fuga con la casa che bruciava. Avviato dopo il 2008 con Raffaele Lombardo a Palazzo d’Orleans, e proseguito dal governo di Rosario Crocetta, la ruspa per lasciare macerie senza trovare soluzioni. Si parte dalla dismissione degli sportelli multifunzionali con il passaggio dall’utilizzo delle risorse regionali al Fondo sociale europeo. Un meccanismo che ebbe l’effetto di «squassare il sistema», spiega Raimondi, che aggiunge: «La transizione da una modalità di finanziamento all’altro fino ad allora aveva significato la tutela dei lavoratori assorbiti da quel bacino». E così da Totò Cuffaro che pensa di mettere insieme gli enti del settore in un contenitore, una mega-società mista, con un ruolo per il sempreverde Ciapi, si arriva a Lombardo che pensa a un nuovo sistema di enti che sostituisca il precedente. Tra contingenza e mancanza di visione, la Formazione non riuscì mai a intraprendere del tutto una controffensiva in quegli anni difficili che ha lasciato sul campo enti e lavoratori. Il percorso per contenere i danni si è arenato di fronte a un muro di regole riscritte, a volte anche male: «All’epoca dicemmo con chiarezza a Lombardo che queste operazioni avrebbero portato a migliaia di licenziamenti da parte degli enti». Con il Prof 2011, il finanziamento a parametro unico (135 euro a corso per ora) divenne uguale per tutti. I nuovi enti da poco entrati si ritrovarono con un costo del personale al di sotto rispetto al passato, aprendo la maglie alle assunzioni: «Sigle storici, come il Cefop per esempio – ricorda Raimondi – invece erano in una condizione di saturazione. Avevano personale con salari di anzianità pesanti e si appesantirono fatalmente». Le premesse della deflagrazione degli anni 2012-2016 sono tutte qua, spiega il sindacalista. Oltre a ciò va aggiunto un contemporaneo abbassamento dei parametri che hanno riguardato invece i percorsi di Istruzione e formazione professionale. Una doppia forbice che dilata le criticità. Le tre filiere del settore, Legge 24, ex sportellisti ed ex Oif impattano, tra il 2010 e il 2012 con il primo tsunami. Ma gli effetti devono ancora arrivare, ben più prorompenti. Anche il famoso albo dei lavoratori si rivela una discutibile e poco efficace panacea: «Si trattava di una norma programmatoria, chiarisce Raimondi, perché non c’era mai stata «una norma di bilancio a supporto. Era più il richiamo di qualche predicatore dell’epoca». Un mondo che non sempre ha saputo incrociare la regola con il suo effetto pratico: «Fu Stancanelli da assessore nel 2002 a fare la Formazione del Prof con regole europee, applicando il regime di libera concorrenza. L’in – tento era buono, ma non si trattò di un apertura ben governata. Il numero degli enti cominciò già allora a lievitare». Ma è con l’arrivo di Ludovico Albert (2011) che arriva il passaggio definitivo dal bilancio regionale ai fondi europei (Avviso 20) e «la cosa veramente negativa- aggiunge Raimondi – fu la modifica del fondo di garanzia che aveva dato una mano agli enti in difficoltà, vietando il passaggio di ore di formazione e di personale da un ente all’altro. La Uil in quell’occasione non firmò il famoso accordo quadro sulla buona Formazione nel 2011». Sono momenti difficili con il fondo in questione riconosciuto incostituzionale da chi lo aveva negli anni creato e utilizzato alla Regione, ma soprattutto sfuma la possibilità di agganciare lo strumento a norme nazionali come ammortizzatore: «La distruzione delle tutele, cominciata con il governo Lombardo e conclusa da Crocetta trovò il sindacato confederale profondamente diviso. La rottura verticale – commenta con amarezza Raimondi – si consumò su questioni importanti ed essenziali per la categoria». Un’Araba Fenice, quella della Formazione siciliana, che ha avuto difficoltà a rinascere dalle proprie ceneri. Eppure oggi, secondo la Uil c’è molto ancora da fare. Il giudizio sull’operato di Roberto Lagalla è sospeso, anche se l’operato appare convincente: «Sugli ex sportellisti va considerato il piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego. Si tratta di 1.700 lavoratori che potrebbero confluire come dotazione di supporto per gli enti locali con oltre 10mila abitanti. I comuni in questione sono 202». La navigazione a vista non ha pagato in questo settore. Adesso si attendono scelte programmatore risolutive.